Instabilita’ di rotula: dalla terapia conservativa alla chirurgia

Instabilita’ di rotula: dalla terapia conservativa alla chirurgia.

La rotula è il più grande osso sesamoide del corpo. Migliora l‘efficienza del quadricipite (per un aumento del braccio di leva), centralizza le differenti forze del quadricipite.

La rotula ha stabilizzatori attivi come il quadricipite e stabilizzatori passivi come il LPFM.

L’instabilità di rotula, si distingue in 2 grandi categorie: soggettiva ed oggettiva.

Instabilità soggettiva (riflessa) dovuta ad atrofia del quadricipite, irregolarità cartilaginee, riflesso inibitore quadricipitale; dà la sensazione di instabilità pur essendo la rotula stabile.

Instabilità oggettiva (meccanica) in cui la rotula realmente si lussa.

La tp dell’instabilità inizia con il trattamento conservativo lavorando sul riequilibrio dei tessuti molli, sul centramento e stabilizzazione della rotula utilizzando anche bendaggi funzionali e ortesi specifiche. La tp deve durare almeno 6-8 mesi a meno che non si tratti di instabilità traumatiche che potrebbero richiedere la stabilizzazione acuta.

Constatato il fallimento della tp conservativa, nelle lussazioni abituali o permanenti, si interviene chirurgicamente. La chirurgia dell’instabilità rotulea si effettua per correggere il difetto che causa l’instabilità: altezza rotulea, malallineamento rotuleo, displasia trocleare, lassità/lesione del LPFM, lassità dei tessuti molli.

Fondamentale è la conoscenza delle basi anatomiche e della pato-fisiologia della stabilità rotulea per poter intervenire nel momento e nel modo migliore.